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Riaccendere il desiderio, custodire ciò che conta

Immagine del redattore: comunicazionesuore
comunicazionesuore
29 set
Tempo di lettura: 3 min

Roma, 29 settembre 2026. Dopo gli arrivi e l’accoglienza del giorno precedente, la III Assemblea della Provincia San Luigi Guanella entra nel vivo. Il primo giorno di lavoro mette al centro l’ascolto, la riflessione e il confronto, con lo sguardo rivolto alle sfide, ma anche alle possibilità, della Vita Consacrata oggi.


La giornata si apre con la celebrazione Eucaristica con le Lodi, per affidare al Signore il cammino dell’Assemblea. Poi, dopo la colazione, le partecipanti si ritrovano per il primo momento di riflessione, guidato da P. Luigi Gaetani, OCD, Presidente nazionale della CISM, sul tema “Dal bisogno al sogno. Nuove prospettive della Vita Consacrata oggi”.


Padre Gaetani parte da una domanda capace di aprire subito la riflessione: come riaccendere il fuoco del desiderio in un tempo in cui sembrano prevalere i bisogni? I bisogni chiedono di essere soddisfatti subito e rischiano di pretendere sempre di più dalle istituzioni; il sogno, invece, nasce da un desiderio profondo che permette di guardare oltre, di immaginare possibilità nuove e persino di pensare l’impensabile.


Da qui prende forma un percorso attraverso diverse immagini e provocazioni. Due, in particolare, fanno da filo conduttore: Pietro, che sulle acque agitate grida «Signore, salvami», e Neemia, impegnato nella ricostruzione delle mura di Gerusalemme insieme a tutto il popolo. Due situazioni diverse, ma accomunate dalla necessità di non affrontare la realtà da soli. La comunione, ha sottolineato il relatore, non significa uniformità, ma armonia tra differenze che diventano risorsa.


Guardando alla realtà della Chiesa e della Vita Consacrata, Padre Gaetani parla di un “esaurimento ecclesiale”: non la fine della vita religiosa, ma il logoramento di una sua determinata forma. E proprio per questo invita a non avere paura della crisi, ma ad attraversarla, perché può diventare un luogo di verità e di rinnovamento. Occorre anche liberare i carismi dalle sovrastrutture che nel tempo possono averli appesantiti. La domanda, allora, non è semplicemente come salvare il proprio Istituto, ma che cosa non deve essere perduto.


Al centro della riflessione ritorna la persona. La “forma materna” della comunità si esprime nella cura delle relazioni, nella capacità di riconoscere ciascuna per nome e non come numero o ruolo. È una comunità che sa generare senza clonare, perché ogni persona è unica e i carismi non si replicano. Anche il lavoro viene riletto come spazio nel quale la vocazione prende forma, e non come una realtà che finisce per consumare la vita. E a chi ha responsabilità viene rivolto un invito particolarmente significativo: saper “tramontare”, consegnando il sogno a chi verrà dopo.


Al termine della riflessione, un tempo di interiorizzazione personale permette a ciascuna partecipante di sostare sulle provocazioni ascoltate, lasciandole risuonare nella propria esperienza e trasformandole in domande vive per il proprio cammino personale e comunitario.


Poi la riflessione diventa dialogo. Le domande e gli interventi delle partecipanti aprono un confronto con il relatore, mettendo in relazione le provocazioni sulla Vita Consacrata con la realtà concreta delle comunità e della missione.


Nel pomeriggio, il cammino dell’Assemblea assume una forma ancora più partecipativa. Le sorelle si ritrovano nei tavoli sinodali per vivere la Conversazione nello Spirito: un tempo di ascolto reciproco, nel quale ciascuna è chiamata a condividere, ascoltare e lasciarsi interpellare dalla voce delle altre.


Dalle diverse esperienze e sensibilità nasce poi la condivisione in Assemblea, coordinata da suor Michela Carrozzino. Le voci dei diversi gruppi confluiscono in un unico spazio di ascolto e ciò che è emerso nei tavoli diventa patrimonio comune.


A chiudere questo momento, Sr. Sara invita ogni Sorella a condividere una parola che esprima ciò che non possiamo permetterci di perdere, ciò che sentiamo importante custodire e portare avanti dopo il confronto vissuto nei tavoli. Ne nasce una vera e propria pioggia di parole: tante voci e sensibilità diverse che, intrecciate tra loro, restituiscono ciò che l’Assemblea riconosce come prezioso e irrinunciabile per il cammino della Provincia.


La giornata si conclude con la celebrazione dei Vespri, la cena e un momento di fraternità. Dopo una giornata intensa di ascolto e confronto, le sorelle tornano a condividere la vita quotidiana, al di là dei momenti formali dell’Assemblea.


Il primo giorno di lavoro lascia così aperte alcune domande e, insieme, nuove prospettive. Dal bisogno al sogno, il cammino è appena iniziato: ciò che oggi è stato ascoltato, accolto e condiviso diventa materiale prezioso per il discernimento dei prossimi giorni.



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