Maggia: Una Casa nata dal «fate, fate pure» di don Guanella
Il 23 ottobre, la Casa Don Guanella di Maggia ha celebrato un traguardo importante: 110 anni di storia, di accoglienza e di servizio alle persone più fragili della Valle Maggia.
La giornata di festa si è aperta con la celebrazione eucaristica delle ore 10.15, presieduta dal nostro confratello don Nico Rutigliano, e ha riunito attorno alla Casa quanti, in modi diversi, ne condividono la storia e il cammino.
Nel suo intervento, la Superiora provinciale, suor Sara Sánchez Martín, ha ripercorso le origini dell'opera, nata dall'antico Beneficio Martinelli. Nel 1915 il Comune e la Parrocchia di Maggia decisero di affidarne i beni alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza perché potesse nascere un'opera dedicata alle persone malate e nel bisogno. Alla richiesta di accogliere questa nuova realtà, san Luigi Guanella, già gravemente malato, rispose con parole semplici e decisive: «Sì, accetto: fate, fate pure!». Pochi giorni dopo, il 24 ottobre 1915, morì a Como: per questo Maggia è ricordata come l'ultima opera accolta da don Guanella ancora vivente.
Il 7 maggio 1916 venne inaugurato il ricovero provvisorio e benedetta la prima pietra dell'edificio definitivo. Da allora, generazioni di Suore Guanelliane hanno scritto una lunga storia di carità accanto agli anziani, agli ammalati e alle persone fragili del territorio.
Guardando alla storia di ieri e alla realtà di oggi, suor Sara ha affidato il futuro della Casa alle parole di san Paolo agli Efesini, quasi fossero – come lei stessa ha detto – «indicazioni architettoniche» per una Casa che continua a costruirsi ogni giorno: l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità. Ampia nell'accoglienza e aperta al territorio; lunga nella fedeltà a 110 anni di bene fatto bene; alta nella capacità di rendere presente l'amore provvidente del Padre; profonda nella cura non solo del corpo e della salute, ma anche del cuore e dell'anima delle persone.
A 110 anni da quel primo «fate, fate pure», la storia della Casa Don Guanella di Maggia continua così a parlare di un bene che si rinnova attraverso le persone che la abitano, vi lavorano e se ne prendono cura. Un invito, ancora attuale, a fare il bene, servire e amare.





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